SBarbie

SBarbie, 
schiava di una dea di plastica.

Questo il tema della sfilata di E&F in occasione di SMODA.

L’idea è semplice, ed è tutta contenuta nel titolo. La donna oggi è schiava di un ideale personificato nella famosa bambola, protagonista dei giochi di tutte le bambine occidentali e non da più di mezzo secolo.  

La storia della Barbie comincia nel 1959, all’alba dei favolosi anni ’60. Mentre crescevano i movimenti hippie e si consolidava la cultura Beatnik in California, la Barbie invadeva il mondo. Tutto sommato, una controrivoluzione, destinata a permanere per decenni anche quando il ’68 fu scomparso da tempo. Barbie è quindi una Dea dell’Olimpo del Consumismo, dell’eccesso, la vestale dell’acquisto compulsivo e quindi, in fin dei conti, del capitalismo. 

La Barbie è una dea, di plastica. Un ideale irraggiungibile per chiunque. Ha invaso la moda e soprattutto la pubblicità. Le sue esili caviglie, inadatte a camminare, espongono un piedino assurdo sempre teso in punta, impossibile pensarlo senza una scarpa tacco 12. La sua pelle di plastica è irreale, perfetta e inquietante. Il sorriso stereotipato e il microscopico nasino all’insù sono assurdi, inumani. 

Un Olimpo impossibile porta l’essere umano alla follia: chirurgia plastica senza freni, anoressia, disturbi dell'adattamento, aspettative di vita fuori misura. SBarbie è l’ideale dell’alienazione.

Elena Gambino, con Fabrizio, svelano l’arcano. Veste le SBarbie di camera d’aria, un materiale di riciclo, teoricamente orrendo per la dea, visivamente elegantissimo per l’essere umano. La bellezza naif degli abiti in camera d’aria rivela l’archetipica relazione con l’umano, rappresentata più chiaramente in forma di guinzaglio. La donna è vestita di plastica riciclata, con una cintura in adesivo FRAGILE, impacchettata per il manicomio. La sua Barbie tiene il collare della schiavitù, avvolge il collo dell’essere umano, stringe la mente, la costringe all’uso della plastica, dentro e fuori di sè, in una relazione distonica, assurda, infine malata. La catena d’acciaio brilla sotto le luci violente del palcoscenico, diventa un gioiello da esibire, borchiato, bellissimo. Il processo di transfer psicologico tra donna e SBarbie è completo: la donna è praticamente nuda, la SBarbie elegantissima. Come si chiama questa se non schizofrenia?

 

Ma è possibile spezzare la catena. Con l’ultimo modello, Elena & Fabrizio mostrano una donna guerriera, vestita di cotta di maglia in camera d’aria. Intimamente nuda, si copre di gomma per difendersi ed attaccare. La catena è spezzata, l’ideale infranto. Ora la donna è libera di essere se stessa, se lo desidera, e lottare quotidianamente per i suoi propri ideali.
La plastica può vestire e la donna non è più FRAGILE. 

antonio massara

amvisual.net
luglio 2017

 

 

antonio massara